La scelta dei reperti metallici provenienti dalle stratificazioni pertinenti alle fasi alto-medievali della Villa di Faragola, come campione per la sperimentazione dell’acquisizione 3D tramite laser scanner non è casuale, ma è stata dettata da due fattori: la natura degli oggetti e il contesto di provenienza.
Gli oggetti metallici seguono cicli produttivi diversi e soprattutto, nell’era preindustriale, sembrano essere meno soggetti a produzioni seriali “standardizzate” come invece sembra essere accaduto in area mediterranea per altre categorie di materiali come ad esempio la ceramica nelle produzioni africane di età medio e tardo-imperiale.
In particolare i reperti scansionati fanno parte di uno strumentario per lavori agricoli o comunque legato in qualche modo alla gestione di derrate alimentari, provenienti da un ambiente della Villa, l’ambiente 8, utilizzato come magazzino in una prima fase di vita altomedievale (VI-VII sec. d.C.). La presenza di evidenti tracce di bruciato, rappresentante da unità stratigrafiche ricche di cenere, terra combusta e legno carbonizzato, non lascia dubbi sul fatto che il magazzino sia stato distrutto da un incendio. Gli attrezzi da lavoro in ferro, pressoché integri, provengono proprio da questo bacino stratigrafico, come dimostrano i segni di una evidente esposizione a fenomeni di combustione che ne hanno alterato l’aspetto.
La ricchezza di particolari dunque ha spinto verso l’uso di una tecnologia di scansione 3D nel tentativo di rappresentare al meglio il livello di dettaglio e gestirlo come potenziale informativo.

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Tintinnabulum

Faragola, Saggio I
Ambiente 7, US 1372

Tintinnabulum o campana aperta in lega di rame, costituita da una forma fusa a calotta, dello spessore di 0,4 cm, perfettamente semisferica, con l’ingegno per il gancio di sospensione e per l’attacco del batacchio costituiti da pezzi a sé stanti successivamente saldati al centro della parte sommitale del manufatto, ove è presente un foro di alloggiamento perfettamente sferico con un diametro di 2,8 cm. È inoltre visibile una riparazione dell’attacco con una nuova saldatura, nella fattispecie di una barretta in lega di rame. All’interno della concavità della campana è stato rinvenuto un copioso residuo terroso, all’interno del quale era presente parte del batacchio in ferro, costituito da una barra a sezione rettangolare che in prossimità dell’estremità presenta un ingrossamento (la punta percussiva del batacchio). Le misure della barra sono di cm 6x0,6 fino a giungere ad uno spessore di 1,4 cm.

La terra parzialmente rimossa all’interno dell’invaso della campanella è stata campionata.
Datazione VIIsec.




Numero di facce: 20000
Lacune dovute a problemi di lettura del raggio laser in alcuni punti della superficie.


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