L’archeografia digitale è ormai una realtà affermata nell’archeologia di questo millennio; lo dimostrano le sempre più numerose esperienze di integrazione fra tecnologie digitali e attività di documentazione nei diversi settori della ricerca archeologica.

Nel settore della documentazione visuale le più interessanti novità provengono sicuramente dalla crescente consapevolezza delle possibilità offerte dalle tecnologie di rilievo tridimensionale, il cui utilizzo a “fini archeologici” pone non pochi problemi, sotto molteplici punti di vista.


Fra di essi un aspetto problematico che impedisce una piena utilizzabilità dei dati tridimensionali, collegato alla mancanza di un workflow completo che gestisca i dati dal momento della loro creazione fino alla loro fruizione: mancanza di condivisione, scarsa circolazione dei dati, difficoltà nella replicabilità delle esperienze sono tutti aspetti che derivano da questa mancanza di prospettiva, e sono a loro volta da ricondurre alla mancanza di processi integrati per la creazione, gestione e diffusione di dati 3D di diversa origine.
Creazione, gestione e diffusione sono infatti aspetti spesso tenuti distinti nella ricerca, con il risultato che si registra nella metodologia corrente una sostanziale distanza fra l’evoluzione delle tecniche, delle tecnologie e delle soluzioni per il rilievo da un lato e la compressione su supporti per la fruizione che non si stenta a definire obsoleti.
Questo divario rende di fatto poco interessanti queste tecnologie, il cui impatto scenografico non produce poi alcun miglioramento effettivo delle procedure conoscitive.
E’ invece necessario intraprendere un percorso che porti al progressivo affrancamento dallo “spazio carta” della documentazione tridimensionale, come è già avvenuto nel recente passato grazie alla diffusione delle tecnologie CAD e GIS nei progetti di ricerca archeologica. Un percorso che risolva il problema della perdita di informazioni dei supporti bidimensionali, e superi la semplificazione di una realtà estremamente complessa.
Ancora una volta sembra mancare un “approccio archeologico” al problema dell'integrazione di queste tecnologie e dei relativi strumenti in un metodo di documentazione sicuramente lontano da essere perfetto, dal quale dipende in modo univoco la possibilità di interpretare i dati e in ultima istanza “narrare il racconto”. Nello specifico anche il rilievo, o l’apparentemente semplice disegno dei materiali può essere suscettibile di miglioramenti grazie all'applicazione dell'informatica, a patto di ricordare le istanze che governano la pratica del disegno stesso e sviluppare soluzioni e risposte adeguate.

Il progetto Archeo3D si inserisce in questo solco, con l’obiettivo dello studio e l’implementazione di un workflow completo che descriva le possibili strade per garantire la piena fruibilità dei dati tridimensionali. Il punto di partenza del progetto è la scelta di un approccio methodology driven, concepito come il superamento di una visione technology driven, che ha invece dominato nelle prime esperienze di avvicinamento del 3D alla pratica della ricerca archeologica.

Giuliano De Felice, Andrea Fratta

Tintinnabulum

Faragola, Saggio I
Ambiente 7, US 1372

Tintinnabulum o campana aperta in lega di rame, costituita da una forma fusa a calotta, dello spessore di 0,4 cm, perfettamente semisferica, con l’ingegno per il gancio di sospensione e per l’attacco del batacchio costituiti da pezzi a sé stanti successivamente saldati al centro della parte sommitale del manufatto, ove è presente un foro di alloggiamento perfettamente sferico con un diametro di 2,8 cm. È inoltre visibile una riparazione dell’attacco con una nuova saldatura, nella fattispecie di una barretta in lega di rame. All’interno della concavità della campana è stato rinvenuto un copioso residuo terroso, all’interno del quale era presente parte del batacchio in ferro, costituito da una barra a sezione rettangolare che in prossimità dell’estremità presenta un ingrossamento (la punta percussiva del batacchio). Le misure della barra sono di cm 6x0,6 fino a giungere ad uno spessore di 1,4 cm.

La terra parzialmente rimossa all’interno dell’invaso della campanella è stata campionata.
Datazione VIIsec.




Numero di facce: 20000
Lacune dovute a problemi di lettura del raggio laser in alcuni punti della superficie.


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